Provare a vincere

Eccomi arrivato in questo aeroporto enorme, da qui inizia la seconda parte del viaggio. Vedo l’aereo, è grande. Alla porta di imbarco il video informativo ricorda che il volo è in orario e che ci vorranno dodici ore per raggiungere la destinazione.

Per una settimana dovrò riuscire prima a sentire, e poi comprendere questa lingua che non è la mia. Nella città che mi attende la stagione è calda, è estate. Qui, invece, il freddo domina e il Natale non è molto lontano.

Sono seduto al mio posto, e spio i tanti e diversi viaggiatori mentre cercano il loro sedile. Immagino i tanti pensieri, le molteplici origini, gli innumerevoli sogni e le sofferenze che si celano dietro ogni volto, e chissà quanti motivi per fare un viaggio così lungo.  La fase di decollo è iniziata, ora siamo con le nuvole.

I film, i giochi e la lettura aiutano a dimenticare il luogo e le ore che trascorrono lentamente. Io, gli altri e l’aereo siamo un puntino in questo sterminato pianeta. Chissà in quale momento di cielo mi trovo ora. Riesco a dormire un poco, forse mi aiuterà perché quando il viaggio terminerà, la differenza di orario sarà di molte ore rispetto alle nostre città. Tornerò un po’ indietro nel tempo.

È cominciata la manovra di atterraggio, finalmente. Il tentativo di atterraggio non ha avuto successo e il comandante ci comunica che riproverà una seconda volta.  È trascorsa una altra ora e stiamo atterrando in un altro aeroporto, e mentre procedono le operazioni di rifornimento, sembriamo passeggeri di un volo dirottato. Attendiamo notizie mentre stanchissimi resistiamo seduti al nostro posto. Dalla destinazione hanno comunicato che la coltre di nebbia si è diradata, possiamo decollare di nuovo e raggiungerla finalmente.

Al termine di un lungo viaggio il tempo sembra non avere una dimensione, ora sono proprio lontano dalla mia città. Mi canto una ninna nanna e mi affido a qualche pastiglia che spero si riveli magica.

Nonostante i tanti viaggi oltre l’oceano, ritrovarsi tra altri colori e profumi e indietro con l’orario regala ancora una sensazione strana, mi piace, poi sono di qualche ora più giovane.

Photo by Annie Spratt on Unsplash

Alcune sfide sembrano scorrere sempre troppo lentamente, e sono ancora più lente se ci si perde nei timori, ma intanto questa settimana procede, ho già sussurrato qualche buonanotte. Le chiacchierate professionali sono molte, si ripetono le lunghe riunioni e i diversi confronti con colleghi di paesi differenti. Le cene si presentano come dei momenti di serena convivialità, un attimo di relax. Ma ecco, ci sono i rumori, i tanti altri clienti che si raccontano la vita. Mi costringo a trovare nuove energie per cogliere quanto le orecchie non mie mi trasmettono.

Ci stiamo muovendo tra le vie della città, poi siamo nella periferia, e quindi tra le colline vestite di distese di piantagioni di caffè. Sbircio le persone, le costruzioni che si alternano in un conflitto che vuole diventare solo moderno. Scopro una città nel suo cambiare e nuovo divenire, e poi i tanti giovani affamati dal desiderio di emergere, affermarsi e sperimentare. Piace restare sorpresi. Mi soffermo a chiacchierare con un collega.

È vivace, mi dice persino l’impressione che ha avuto nell’incontrarmi. Lui è veramente giovane ed è già papà. Ama il calcio ed è tifoso di più squadre europee. Ne ha scelta una per ogni paese. Non manca di chiedermi la mia squadra preferita, e con la mia risposta lui subito mi cita il suo giocatore cosmicamente più popolare. Mi chiede la mia età, esito, poi dopo la mia risposta lui aggiunge: anche mio papà ha la tua età. Sogghigno mentre mi chiedo se è meglio ricordarsi di avere questa malattia invece che l’età che sfugge.

La settimana è trascorsa, è ancora sabato e inizia la sera. Il taxi ha preso la direzione dell’aeroporto e intanto ripercorro alcuni momenti dei giorni scorsi.

Sono all’imbarco, l’aereo è per fortuna ancora grande. Quanti europei intorno a me, mi sento già un po’ più vicino a casa pur così lontano. Se riuscirò a dormire durante il lungo volo, sopporterò meglio il fuso orario e il riappropriarmi della mia età che tornerà ad essere più anziana. Il libro, ora la rivista, e ancora un film, i riti si ripetono. Dormo, o penso di dormire. Le luci sono tenui, e i passeggeri si muovono a piedi scalzi. Mi alzo anche io, ne ho bisogno e anche a me piace non indossare le scarpe in questo momento. Chiudo di nuovo gli occhi, e mi accarezza quel pensiero che mi ritrova come un guerriero impaurito in un angolo di questo cielo.

Una voce ci informa che la manovra di atterraggio è iniziata. Sono un po’ sorpreso, il lungo volo sta per finire, il sonno ha accorciato il viaggio. I controlli di sicurezza sono interminabili per uscire dalla area internazionale ed entrare in quella dell’Europa, poi qui sono tutti precisissimi e gli sguardi degli addetti sempre seri. Devo cercare il prossimo aereo e la porta dalla quale imbarcarmi.

Photo by VanveenJF on Unsplash

Questo è uno dei momenti sempre magici e sono proprio pochi i selfie o le fotografie speciali: infatti e ora, coglierei il mio rispettoso sorriso di orgoglio e soddisfazione, o probabilmente di sola pace. I carrelli sono usciti dalla pancia dell’aereo, questa mia città mi piace ora come non mai. Non si vede, ma sto assolutamente sorridendo e molto.

Attendo il mio bagaglio, e in fondo considero che non mi importa se è stato smarrito o se attenderò diverso tempo prima di vederlo spuntare dalla pancia di questo tappeto mobile.

Non realizzo, o forse non voglio realizzare per scaramanzia, ma sto guidando la mia auto e sono a pochi chilometri dalla fine di questa altra esperienza.

Photo by Mantas Hesthaven on Unsplash

Eccomi qui da dove sono partito una settimana fa. Una breve sosta in Europa, un viaggio di tante ore, un pellegrinare notturno e in aereo li tra quei paesi che lambiscono il sud America e poi da lì ancora un nuovo sguardo verso questa mia terra.

Mi sono impegnato a sentire e nel fare, e come altre volte ho provato a non pensare alla paura che è una compagna di cui non potrei fare a meno. Quel paese è ora di nuovo così lontano, e io ho appena parcheggiato e spento il motore dell’auto.

Un Ammico

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