Un ricordo di mia nonna

Avevo una nonna giovane, un padre piccolo quando sono nata con i suoi 23 anni appena fatti.

Una nonna che non frequentavo molto, ma una volta alla settimana, a volte di più, andavo a trovarla con mia madre.

Era sempre in “ordine”, ci teneva tanto.

Stava quasi sempre seduta in un angolo della sua cucina e quando si alzava era sempre “un po’ storta”.

Mi preparava al mio arrivo, pane e salsiccia……sento ancora odore e sapore se chiudo gli occhi.

Io crescevo in fretta e lei sembrava non invecchiare mai. Ma era sempre più storta.

Arrivato il giorno del mio matrimonio, lei non venne. Mi dissero nonna non ce la fa!

Forse questa cosetta ancora me la tengo dentro. Così andai io da lei per la classica foto.

Sul divano, neanche in piedi riusciva.

Se si alzava era sempre più storta.

Tutte le volte che andavo con il mio primo figlio, si alzava per dargli la paghetta della bisnonna, lo faceva a fatica. Andava storta, strisciava alle pareti. Io la guardavo e ammiravo la sua forza ma mi arrabbiavo perché non faceva niente per stare meglio.

Un giorno eravamo io e lei e glielo dissi. Lei mi guardò e mi disse – Non posso fare nulla, ho una malattia dell’equilibrio nel cervello –

Questa frase è risuonata mille volte nella mia testa.

Con il tempo nonna si è allettata completamente.

Sorda e quasi cieca ha finito la sua vita cantando canzoni di guerra a 97 anni.

Un giorno uno dei suoi 5 figli, zio Roberto, mi chiese che cosa avessi di preciso io, insomma mi chiese di Menny.

Alla mia risposta lui disse, – povera nipote mia, come mamma, hai la Menière -.

In quel momento, oltre al tuffo al cuore immenso, ho pensato io non striscerò muri. I miei nipoti mi vedranno sempre dritta.

Questo te lo devo nonna!

Paola Fioravanzo

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