Un passo dopo l’altro

Non perdere la voglia di camminare: io, camminando ogni giorno, raggiungo uno stato di benessere e mi lascio alle spalle ogni malanno; i pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo, e non conosco pensiero così gravoso da non poter essere lasciato alle spalle con una camminata… ma stando fermi si arriva sempre più vicini a sentirsi malati…

Perciò basta continuare a camminare, e andrà tutto bene.

(Bruce Chatwin)

Come sappiamo tutti quanti ormai, la nostra malattia colpisce in modi sempre diversi. Ma una cosa che ci accomuna tutti è la mancanza di equilibrio. Chi più, chi meno, tutti quanti affrontiamo quei momenti in cui ci sentiamo ubriachi senza esserlo, in cui camminiamo sbandando un po’.

Io ormai ci rido su, contando i lividi che ogni tanto escono fuori sulle mie gambe dopo aver picchiato contro lo spigolo del letto, contro l’angolo del muro o lo stipite della porta. Eppure, se c’è una cosa che ho imparato in questi lunghi anni di convivenza con la Menière, è che camminare mi fa stare bene.

Non ho detto che sia semplice, anzi. Ci sono giorni in cui vorrei solo stare sdraiata sul divano senza muovere nemmeno la testa (e non parlo della fase acuta, in cui non possiamo fare diversamente!) ma quando poi mi obbligo ad uscire, passato il fastidio iniziale in cui mi trovo costretta a trovare un po’ di equilibrio (e se proprio non ci riesco mi attacco al braccio del mio compagno e lascio che a farmi camminare dritta sia lui), mi rendo conto di stare meglio.

Sirmione

Sirmione

Questo capita in città, anche se devo ammettere che camminare in strade affollate non sia il massimo per me, ma più di tutto mi capita quando mi trovo in mezzo al verde. Poco importa se le strade sono sterrate e quindi poco inclini al mio già precario equilibrio, un passo dopo l’altro io mi sento meglio. Ho paura che mi venga una crisi? Si, certo. Ma la verità è che non mi importa. Perché se lasciassi che la paura avesse il sopravvento su di me non sarei in grado di godermi i panorami che mi stanno attorno. E quello sarebbe il vero dispiacere.

Comunque sia, visto che sono una delle persone più pigre sulla faccia della terra, ho pensato che fosse meglio lasciare che a parlarne fosse qualcuno decisamente più adatto di me, perciò ho scambiato quattro chiacchiere con Brigida Clazzer Doss (Brii per noi del gruppo), guida trekking (…ma non solo! Date un’occhiata anche alla rubrica “Piatti…Adatti”, troverete delle ricette niente male: https://pianetameniere.it/piatti-adatti/):

M:“La natura ha sempre fatto parte della tua vita?”

B:In un certo senso sì, quando i miei quattro figli erano piccoli avevo poco tempo libero e quel poco che avevo lo trascorrevo lavorando in giardino. Ho sempre amato stare fuori all’aperto..

M:“Quanto riesci a far convivere la tua vita all’aria aperta con la malattia?”

L:Io sono sempre fuori a camminare. Ho fatto di una mia passione la mia occupazione… Lavoro come guida trekking, accompagno persone a camminare.

Dopo una crisi, come riesco a trascinarmi fuori dal letto, vado. Ho notato che, se sto ferma per più giorni, si acuisce il dondolamento, divento più instabile.

Ormai riesco gestire bene anche qualche preavviso di crisi e spesso si spengono sul nascere. Poi, ci sono crisi che non spegni neanche se vuoi, da quelli ti fai travolgere e non c’è niente da fare, ma è molto importante ascoltarsi e capirsi, anche se ci vuole molto tempo (anche anni) e non è facile.

Ho fatto un esperimento su me stessa: ho avuto una forte crisi a Giugno 2018, ero ko. Ho provato a fare come fanno tutti gli altri, sono rimasta a letto qualche giorno. Beh, ci ho messo 8 giorni per rimettermi in sesto! È stato terribile, molto più lungo e difficile recuperare l’equilibrio. Quindi prima inizi a camminare meglio è, davvero.

M:“Quando hai scoperto la malattia, hai avuto paura di non poter più riuscire a dedicarti alla tua passione per le camminate?”

L:Io mi sono ammalata nel Luglio 2005 e ho iniziato a camminare nel settembre dello stesso anno.

L’anno dopo ho iniziato lavorare come guida, ed i primi anni della malattia sono stati molto difficili, ma non ho mai mollato e non mai perso un giorno di lavoro.

Però dietro ho sempre avuto il grandissimo supporto di mio marito e dei miei figli.

È così tuttora. Non mi hanno mai detto “lascia stare, non c’è la farai”, anzi mi hanno sempre sostenuta ed incoraggiata.

M:“Quanto giovamento provi dal movimento?”

L:Mi rende felice, mi rende sicura, mi sento forte, mi sento libera.

M:“C’è qualche consiglio che vorresti dare a chi è malato come noi, ma ha più paura/difficoltà ad uscire?”

L:Posso dire quello che ho fatto io. Ho toccato il fondo nel senso che ho pianto, mi sono disperata, mi sono sentita vittima, mi chiedevo “perché a me”? Ma dopo qualche anno così mi sono arrabbiata e mi sono detta BASTA, adesso reagisci!

Ho cambiato otorino (ero in mano ad una persona senza scrupoli…) e ho ripreso in mano la mia vita.

Mimi

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