A carnevale ogni scherzo vale

Siamo a due passi dalla settimana più colorata e scherzosa dell’anno, quella dove si è soliti dire che ogni scherzo vale e dove tutti noi grandi torniamo un po’ bambini: la settimana del carnevale.

Ho scelto per questo primo racconto della rubrica “Noi che ci gira il mondo” di parlarvi della manifestazione legata a questo periodo dell’anno, che si svolge nella città dove abito, Muggia.

© Annalisa Bisulli

Muggia, nel nostro dialetto “Muja”, è una piccola cittadina che conta poco più di 13.000 abitanti. È il comune più a sud della regione Friuli Venezia Giulia ed è posizionata all’estremità settentrionale dell’Istria. Affacciata al mar Adriatico circondata da colline e uliveti, con un centro storico che si snoda tra piccole calli, è un paesetto ricco di storia e tradizione. Una tra queste è senza dubbio il Carnevale Muggesano.

Vi sembrerà strano, ma qui vengono costruiti dei carri allegorici che hanno poco da invidiare a quelli più conosciuti. Chiaramente le dimensioni non possono essere paragonate a quelle dei carri più famosi, ma vi garantisco che chiunque per la prima volta assiste al “Grande Corso Mascherato” della domenica carnevalesca di Muggia, non può che rimanerne affascinato.

Questa del 2019 sarà l’edizione numero 66.

La tradizione e l’esecuzione di questi carri viene tramandata da generazioni e molti muggeseni, nel loro tempo libero, insieme ad esperti artigiani e tecnici, mettono in moto “la macchina di preparazione” di circa una trentina di elementi in tempi ristretti, lavorando a ritmi serrati per circa un paio di mesi. C’è chi li progetta, c’è chi li disegna a colori e poi ci sono tante persone che iniziano a realizzarli, segando, saldando, incollando, imbastendo strutture in ferro più o meno arzigogolate ed infine sagomando la carta inzuppata nella colla (cartapesta). A questo punto c’è chi li dipinge e aziona i meccanismi per creare i movimenti.

E’ un lavoro di grande passione, frutto di mani esperte, ma anche semplicemente di chi ha voglia di imparare e aiutare, perché di lavoro ce n’è davvero tanto, ma anche il divertimento vi posso assicurare, non manca.

Muggia vanta otto compagnie carnevalesche, che una volta, quando io ero piccola, erano dieci. I loro nomi sono: Bellezze Naturali, Bulli e Pupe, Brivido, Bora, Lampo, Mandrioi, Ongia e Trottola.

Per quasi tutti i muggesani lo spirito carnevalesco scorre nel sangue quindi sono davvero pochi quelli che non partecipano alle varie manifestazioni organizzate minuziosamente da un sostenuto gruppo di persone che io ammiro molto per la costanza, la tenacia e soprattutto il cuore che ci mettono ogni anno affinché il carnevale si svolga in modo divertente e sicuro.

In molti sfilano nel Corso Mascherato della domenica. La scelta della compagnia con la quale partecipare potrei dirvi che è conseguenza di dove ti hanno portato i tuoi genitori quando tu nemmeno ancora capivi di essere al mondo e solo la testimonianza  di  foto portano alla luce che mentre tu spesso dormivi beato, mamma e papà ti avevano già scarrozzato, con tanto di passeggino adornato a tema, lungo tutto il percorso; nulla vieta però, che poi crescendo si seguano gli amici o si decida all’ultimo in base al tema scelto dalla singola compagnia anche se solitamente è difficile trovare un mio concittadino che non rimarrà sempre fedele alla stessa nel corso degli anni.

Si è rivali per un giorno, ma alla fine si è tutti amici e ci si adopera insieme per la buona riuscita dell’evento, che nell’ultima edizione ha contato più di 40.000 spettatori.

Ogni compagnia ha al suo seguito una banda, che accompagna le maschere lungo il percorso snodato per alcuni chilometri. Si inizia verso le 13.00, sperando nel meteo. Freddo fa quasi sempre visto il periodo in cui cade la settimana del carnevale, fondamentali però sono due cose: non deve piovere (i carri si rovinerebbero essendo fatti quasi interamente di cartapesta) e non deve soffiare la bora, altrimenti diventerebbe molto pericoloso.

Come ho accennato prima, ogni compagnia sceglie un tema che può essere di attualità o semplicemente un argomento che può articolarsi in più varianti dalle quali trarre spunti (ad esempio gli insetti, o tutti i colori del mondo, l’inquinamento sulla Terra ecc.) soprattutto per i costumi, per gli sketch e le coreografie. L’intera sfilata di ogni singola compagnia verte sul tema scelto.

Calcolate che in media, ogni anno, ci sono circa 2000 persone mascherate che fanno parte delle 8 compagnie.

La giuria, composta da persone esperte dotate di occhio clinico è chiamata a valutare ogni dettaglio, dalla parte tecnica a quella coreografica, alla bellezza e originalità dei costumi, all’allegria dei partecipanti, alla congruenza del tema e all’aspetto scenico e tecnico del carro principale. Chiaramente, come in ogni gara, chi totalizza più punti vince. Nulla vieta che ci sia un ex equo, già accaduto più volte.

Oltre alla compagnia vengono premiate anche le bande e la maschera (o le maschere, può essere anche un gruppo) che si sono contraddistinte durate la sfilata.

Già prima di natale tutti i componenti delle compagnie si riuniscono e iniziano a buttare giù le bozze per i vestiti e per i carri.

Ed è proprio in questo periodo, mese più mese meno, che prende il via ufficialmente la preparazione e la programmazione dell’intera settimana carnevalesca, anche se gli addetti ai lavori hanno idee che gli frullano in testa già alla fine dell’edizione precedente per quella successiva.

Passato il natale si inizia a fare sul serio e, mentre i carri sono già in lavorazione da un po’, nelle case le cucine, i soggiorni, le taverne e le cantine diventano veri e propri laboratori di sartoria: mamme, nonne, zie, amiche e chi più ne ha più ne metta, iniziano a cucire i costumi.

Io adoravo aiutare mia nonna, che con il gessetto tracciava lunghe righe bianche sulla stoffa e poi con gran attenzione iniziava a tagliare. Fatto ciò, imbastiva il vestito e iniziavano le prove… ma la parte più bella erano le rifiniture. Attaccare lustrini, perle, bordure, oppure dipingere la stoffa. Ricordo ancora che spesso mi sono bruciata le dita con la colla a caldo per attaccare qualche elemento decorativo all’abito.

Sottolineo che i costumi sono molto curati nei dettagli; c’è chi spende parecchio per farli e chi invece usa materiali di recupero e un’inventiva da invidia. Sicuramente in entrambi i casi sono sempre delle vere e proprie originalissime opere d’arte.

Quasi mai vengono usate maschere per coprire il viso, questo viene truccato.

© Annalisa Bisulli

Io ora, ahimè, sono cresciuta e i vestiti purtroppo non ho imparato a cucirli, anzi sono negata proprio con ago e filo, quindi lascio il lavoro duro a mia mamma però poi a renderli unici con piccoli dettagli ci pensiamo io e mia figlia.

Il mio armadio, come quasi tutti quelli di un muggesano DOC, è pieno di costumi e adoro indossarne ogni giorno uno diverso, nei giorni che anticipano la sfilata. Come potrete certamente immaginare quello che verrà usato la domenica non può essere indossato prima. Non so se può sembrarvi strano che una persona a 45 anni si vesta ancora in maschera, ma vivendo qui il carnevale o si ama o si odia… e se si ama, camuffarsi, truccarsi e vestirsi in modo diverso da tutto il resto dell’anno, diventa meraviglioso a qualsiasi età e se per una settimana la tua casa diventa un porto di mare con adolescenti scatenati, amici triestini in visita coriandoli e lustrini ovunque non è altro che la norma!

Ma se si parla della settimana del carnevale, vi devo raccontare anche cosa accade durante gli altri giorni.

Il giovedì grasso il “Ballo della Verdura”, un ballo che risale a tempi molto antichi, dove uomini e donne in rappresentanza delle 8 compagnie ballano con dei fasci di erbe in mano e/o delle ghirlande in testa, apre ufficialmente la settimana più colorata e divertente dell’anno. C’è anche la consegna delle chiavi della città da parte del sindaco al “Re Carnevale”.

Il venerdì e il sabato si prosegue con programmi di intrattenimento e laboratori creativi per grandi e piccini e le bande suonano a ruota libera per le calli del centro storico.

La domenica è il giorno clou come già vi ho accennato. Di mattina difficilmente si trova un muggesano che giri per la città, siamo tutti a casa a truccarci e a infilare i costumi o a organizzare il trasferimento dei carri allegorici dal capannone di costruzione all’inizio del percorso. Le strade vengono chiuse al traffico. Alle 13, minuto più minuto meno, ma con tanta emozione, si parte. L’intera sfilata di solito non dura mai meno di 3 / 4 ore e alle 18.30 nella piazza principale si attende il verdetto della giuria. Se vorreste buttare uno spillo non cadrebbe per terra ve lo posso garantire. In piazza ci sono tutti o quasi i partecipanti alla sfilata. È una grande emozione attendere i risultati. Io stessa l’ho provata per molti anni e nonostante il freddo e la stanchezza si fa festa fino a tardi.

Il lunedì si va in giro per le case e le trattorie del centro e si raccolgono in dono le uova (antica questua).

Nel pomeriggio in piazza viene portata un’enorme padella dove viene cucinata una frittata gigante e si mangia tutti insieme in compagnia.

Il martedì si risfila, ma senza carri e si attendono le premiazioni delle maschere.

Il mercoledì la fa da padrona la veglia funebre che chiude la settimana carnevalesca.

C’è un vero e proprio corteo dietro un pupazzo, o persona in carne e ossa, posto all’interno di una bara e la vedova piange mentre il prete dà l’ultima benedizione all’ormai defunto “Carnevale”.

Nei tempi passati si usava buttare in acqua questo pupazzo, ora in periferia lo si brucia, proprio in segno di chiusura della manifestazione.

È il mercoledì chiamato delle ceneri, che come tutti sappiamo è il mercoledì che precede la prima domenica di quaresima.

© Annalisa Bisulli

Per la mia città questa settimana dell’anno è molto importante. Affluiscono turisti e noi cittadini viviamo più intensamente il nostro piccolo paese; l’economia per alcuni giorni può tirare un po’ il fiato. È un’ottima occasione per conoscere e apprezzare Muggia e i suoi dintorni; per scoprire tradizioni antiche, assaporare i piatti locali e mangiare i dolci tipici di questo periodo: i crostoli (chiacchiere, bugie, come le volete chiamare) e le frittole (palline di pasta lievitata con uvetta e pinoli, fritte e a volte farcite con crema o cioccolata), ma soprattutto chi viene qui a carnevale si proietta in un mondo di gioco, di scherzi, di colori e di allegria.

Mi permetto di darvi un consiglio: venite a trovarmi e sono certa che vi divertirete… per il costume ci penso io!

E ricordatevi che per affrontare la vita di ogni giorno bisognerebbe sempre avere nel cuore un pizzico di “morbin del carneval de Muja”, parola mia!

Alla prossima.

LISA

2 commenti
  1. Nunzia
    Nunzia dice:

    Io adoro il carnevale e vivo in un posto dove è molto sentito, proprio con il fermento e i preparativi che hai descritto! Anche da noi c’è il rito di “Carnevale morto” ma si celebra la domenica successiva al carnevale. Mascherarsi a 45 anni? Qui, in Irpinia, ci si maschera a tutte le età e, in alcuni paesi, si esce in maschera anche se si è avuto un grave lutto …il carnevale va onorato sempre

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  2. Redazione
    Redazione dice:

    CIAO NUNZIA,
    ho scoperto qualcosa in più! Grazie per il tuo commento… e, dato che siamo nella settimana giusta, buon carnevale a te e a tutti!
    Tornare bambini fa bene al cuore!

    LISA

    Rispondi

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